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The Anatomy of Melancholy | Francesco Arena - William Basinski

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Il progetto The Anatomy of Melancholy si configura come un sistema espositivo capillare che ha coinvolto l’intera città di Genova, fondato sulla convergenza tra la ricerca visiva di Francesco Arena e le architetture sonore del compositore e pioniere del minimalismo americano William Basinski. Artista di culto della sperimentazione d'avanguardia mondiale e tra le figure più influenti della sound art internazionale, Basinski viene presentato da Arena in un'attesa anteprima nazionale.
L'importanza dell'operazione risiede nella radicalità di una tecnica che, a partire dai celebri Disintegration Loops, ha reinventato il concetto di ambient e di archeologia sonora: Basinski lavora sul collasso della materia analogica, catturando il momento esatto in cui i vecchi nastri magnetici, logorati dal tempo, si sgretolano al passaggio sulle testine del registratore. La perdita fisica della ferrite trasforma la ripetizione in una progressiva cancellazione, dove la melodia originaria abdica al silenzio e al fruscio, elevando il deterioramento del supporto a epifania estetica.
 

È una vera e propria scultura del tempo e del lutto tecnologico che trova il suo asse portante proprio nella fusione con il lavoro video Circular Bodies. Qui, la scultura temporale di William trasmigra nella carne: la ripresa circolare di due corpi, uno maschile e uno femminile, annulla ogni soluzione di continuità. Privati della totalità del volto, i corpi perdono la propria identità anagrafica in una spersonalizzazione che si fa mappatura psicogeografica, dove mani, pori e imperfezioni della pelle si fondono e si ricompongono senza sosta, fino a restituire un unico corpo androgino che è la sintesi e la confluenza dei due.
La telecamera gioca morbosamente con l'ambiguità di questi particolari anatomici che si rincorrono, trasformando la carne in un paesaggio onirico dominato da un rosso cupo e passionale, costretto a ritagliarsi su un fondo giallo a contrasto, in bilico tra tenerezza e violenza. È un incontro di sistemi dove la corruzione del supporto analogico dialoga con la ciclicità senza fine delle immagini, trasformando la disintegrazione della materia in una nuova, persistente forma di unità.
 

Il viaggio ha avuto inizio presso il Museo d’Arte Contemporanea di Villa Croce, dove la performance e l’installazione omonima hanno sezionato, in un’operazione di chirurgica sensibilità, tanto il corpo quanto il sentimento. Mentre i loop di Basinski si frammentavano seguendo la logica del tempo che consuma la materia sonora, Arena rispondeva con un’installazione di 400 frammenti disposti a parete intorno al compositore: un’anatomia maschile e femminile ibrida che, sotto lo schermo di un’analiticità seriale, rivela il taglio chirurgico della malinconia: una ferita che interrompe la sequenza e trasforma il catalogo in "corpo vivo". A completare questa prima stazione, una sala dedicata proiettava il video Circular Bodies saturando interamente le quattro direttrici dello spazio: un cubo visivo in movimento che, aderendo perfettamente alle dimensioni delle pareti, accoglieva lo spettatore in un’esperienza immersiva e ipnotica.
Quello che a Villa Croce era un nucleo primario si è poi espanso, per necessità naturale di chiusura del cerchio, in un percorso di sei mostre personali collocate in altrettanti spazi strategici del tessuto galleristico genovese:
All’Archivio Caterina Gualco, la visione si è fatta doppia: la proiezione del video Circular Bodies — dove i corpi di Arena e le melodie di Basinski si fondono in una coincidenza degli opposti — è stata affiancata da un’installazione luminosa di venticinque elementi schermati, in un passaggio metamorfico tra il movimento del video e la fissità abbagliante della lampada.
Da Andrea Ciani Arte Contemporanea, con la serie Emergency of Beauty, l’artista ha indagato il corpo come luogo di com-prensione tra esterno ed interno. Macro-particolari e polaroid hanno trasformato la percezione fisica in empatia spirituale, catturando la forma nella soglia mobile della sua elaborazione interiore.
Alla Rebecca Container Gallery, la narrazione ha recuperato i frammenti dell’installazione museale, ri-contestualizzandoli in una nuova dimensione spaziale, mentre la Galleria Joyce & Co. ha presentato l'aspetto editoriale e seriale del progetto attraverso una cartellina di multipli di frame scelti.
Presso la Galleria Passo Blu, l’anatomia è diventata un atto voyeuristico: i frame del video, racchiusi in visori dotati di mirino, costringevano l’osservatore a spiare i singoli brandelli di un corpo in mutamento, interagendo dinamicamente con la proiezione totale.
Allo SpazioZebra Arte Contemporanea, la sede si fa archivio dinamico, deputata alla cristallizzazione dell’evento tra documentazione performativa e supporto digitale. In questo sistema di "ritorni", Arena rifugge l’identità trans-cyber per approdare a una summa di sensazioni: un’anatomia che, attraverso la parcellizzazione del corpo, ne ricompone non l'ordine, ma l’inevitabile unità biologica e spirituale.

A corredo del percorso espositivo, si segnalano i testi critici di Federica Pinna ed Elisabetta Rota pubblicati in occasione della rassegna genovese del 2004.

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The Anatomy of Melancholy | Francesco Arena - William Basinski

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The project The Anatomy of Melancholy is structured as a widespread exhibition system that involved the entire city of Genoa, founded on the convergence between the visual research of Francesco Arena and the sonic architectures of the American composer and pioneer of minimalism, William Basinski. A cult artist of global avant-garde experimentation and among the most influential figures in international sound art, Basinski was presented by Arena in a highly anticipated national premiere.
The significance of the operation lies in the radicality of a technique that, starting from the famous Disintegration Loops, reinvented the concept of ambient and sonic archaeology: Basinski works on the collapse of analog matter, capturing the exact moment in which old magnetic tapes, worn down by time, disintegrate as they pass over the tape heads. The physical loss of ferrite transforms repetition into a progressive erasure, where the original melody abdicates to silence and hiss, elevating the deterioration of the medium to an aesthetic epiphany.
 

It is a true sculpture of time and technological mourning that finds its cornerstone precisely in its fusion with the video work Circular Bodies. Here, William's temporal sculpture transmigrates into the flesh: the circular filming of two bodies, one male and one female, annuls any solution of continuity. Deprived of the totality of the face, the bodies lose their personal identity in a depersonalization that becomes a psychogeographic mapping, where hands, pores, and skin imperfections merge and recompose without ceasing, ultimately restoring a single androgynous body that is the synthesis and confluence of the two.
The camera plays morbidly with the ambiguity of these racing anatomical details, transforming flesh into a dreamlike landscape dominated by a deep, passionate red, forced to stand out against a contrasting yellow background, poised between tenderness and violence. It is an encounter of systems where the corruption of the analog medium dialogues with the endless cyclicity of the images, transforming the disintegration of matter into a new, persistent form of unity.
 

The journey began at the Museo d’Arte Contemporanea di Villa Croce, where the homonymous performance and installation dissected, in an operation of surgical sensitivity, both the body and the emotion. While Basinski’s loops fragmented following the logic of time consuming sonic matter, Arena responded with an installation of 400 fragments arranged on the wall around the composer: a hybrid male and female anatomy that, beneath the screen of serial analyticity, reveals the surgical cut of melancholy: a wound that interrupts the sequence and transforms the catalog into a "living body." To complete this first station, a dedicated room projected the video Circular Bodies, entirely saturating the four axes of space: a moving visual cube that, perfectly adhering to the dimensions of the walls, welcomed the viewer into an immersive and hypnotic experience.
What was a primary core at Villa Croce then expanded—through a natural necessity to close the circle—into a journey of six solo exhibitions located in as many strategic spaces within the Genoese gallery network:
At the Archivio Caterina Gualco, the vision became dual: the projection of the video Circular Bodies — where Arena’s bodies and Basinski’s melodies merge in a coincidence of opposites — was flanked by a light installation of twenty-five shielded elements, in a metamorphic transition between the movement of the video and the dazzling fixity of the lamps.
At Andrea Ciani Arte Contemporanea, with the series Emergency of Beauty, the artist investigated the body as a place of com-prehension between the external and the internal. Macro-details and polaroids transformed physical perception into spiritual empathy, capturing form at the moving threshold of its interior elaboration.
At the Rebecca Container Gallery, the narrative recovered fragments from the museum installation, re-contextualizing them in a new spatial dimension, while Galleria Joyce & Co. presented the editorial and serial aspect of the project through a portfolio of selected frame multiples.
At Galleria Passo Blu, the anatomy became a voyeuristic act: the video frames, enclosed in viewers equipped with a viewfinder, forced the observer to spy on the individual shreds of a changing body, dynamically interacting with the total projection.
At SpazioZebra Arte Contemporanea, the venue became a dynamic archive, dedicated to the crystallization of the event through performance documentation and digital media. In this system of "returns," Arena eschews a trans-cyber identity to arrive at a summa of sensations: an anatomy that, through the compartmentalization of the body, recomposes not an order, but its inevitable biological and spiritual unity.
 

Accompanying the exhibition path are the critical texts by Federica Pinna and Elisabetta Rota, published on the occasion of the 2004 Genoese exhibition.​​​​​​​​

theanatomyen

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